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Marcello Sanna



sabato 19 febbraio 2011

LA MAFIA ROSSA IN TOSCANA : LE COOP
pubblicata da Marcello Sanna il giorno martedì 11 gennaio 2011 alle ore 2.02
Il potere in Toscana è un’enorme piovra rossa con tantissimi tentacoli che muovono le leve che regolano il vivere civile dell’intera collettività. Uno dei tentacoli più forti muove il mondo cooperativo. Le cooperative vere, quelle date dall’articolo 45 della Costituzione italiana, sono un istituto nobile, assolutamente regolare e regolamentato, a differenza delle coop rosse. Questo articolo costituzionale tutela la cooperazione come unione tra capitale e lavoro d’impresa, ma il movimento cooperativo sviluppato dalla sinistra è stato fatto per controllare e gestire imprese importanti nel nostro Paese.
Legacoop, per esempio, opera in vari settori come l’alimentare, il bancario, le assicurazioni, le case farmaceutiche, ha un giro di affari di 45 miliardi di euro e copre il 3% del Pil. Tanto per rendere meglio l’idea, Mediaset, per esempio, ha un fatturato annuo pari a 3 miliardi di euro. Delle prime 1.400 società quotate in borsa, 70 fanno parte di Legacoop. I soci sono circa 350.000, ma, andando contro la legge, non vengono mai organizzate assemblee periodiche coi soci che non possono, quindi, votare il proprio presidente. Per legge, solo i soci possono acquistare i prodotti di una cooperativa, ma alla Coop ci entra chiunque a fare la spesa e nessuno richiede la tessera socio o si oppone alla vendita se il cliente non ce l’ha.
Le cooperative rosse servono alla sinistra per avere introiti enormi in termini economici, occupazionali e di voti. L’intreccio tra politica e cooperative è molto preoccupante anche perché grava sulle tasche dei cittadini. Coop rosse che, magicamente, si spartiscono poi gran parte degli appalti pubblici.
Le cooperative toscane, molte delle quali sono costituite in maggioranza da capitale pubblico, ossia dalle nostre tasse, non nascono da una comunione di intenti tra imprenditori in un’ottica mutualistica per far fronte al mercato, bensì, la maggior parte, per l’esigenza dei partiti di sinistra di trovare i consensi in termini di voti tra i lavoratori che ne fanno parte. Ma anche per l’esigenza di creare poltrone nei consigli di amministrazione con stipendi altissimi per personaggi molto vicini alla politica.
La sinistra in Regione ha varato importanti leggi che evidenziano come il mondo cooperativo sia privilegiato a discapito di tutto il tessuto delle Pmi, sancendo la divisione in aziende di serie A e di serie B. I toscani devono sapere che per la sinistra della nostra regione essi sono le aziende di serie B, i malati di serie B, le famiglie di serie B e pure i figli sono di serie B.
Il decreto Bersani sulle liberalizzazioni evidenzia il conflitto di interessi delle coop rosse. La sinistra, infatti, avvantaggia la grande distribuzione notoriamente legata alle Coop, a discapito del ceto medio e basso non statalizzato e non incorporato in apparati di sinistra. Chi non è nel giro della sinistra, piccoli e medi imprenditori, giovani etc., è escluso, emarginato e senza possibilità di sviluppo e prosperità in un sistema assolutamente antidemocratico e antiliberale.
Il fatto è che i campioni del pluralismo e della democrazia sovietica sfruttano la grande distribuzione targata Coop per entrare nel cuore delle famiglie dalla porta principale: la scuola. Vengono anche organizzati corsi sull’educazione alimentare con tanto di visita guidata dei supermercati Coop. E poi parlano di Adro…
Marcello Sanna

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