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"Bisogna rivendicare, in nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti"

Karl Popper



Rivendico il diritto ad essere intollerante nei confronti dell'ideologia comunista, dell'islamismo assassino e illiberale, dei nemici di Israele e di quelli che per abbattere l'avversario, in assenza di sostegno popolare, utilizzano una magistratura da operetta che ormai ha perso ogni credibilità ed onorabilità producendo 4 milioni di vittime di errori giudiziari !

Marcello Sanna



sabato 19 febbraio 2011

GIUSTIZIA LENTA ? PAGANO I CITTADINI !
pubblicata da Marcello Sanna il giorno lunedì 10 gennaio 2011 alle ore 10.32
Dopo aver affrontato in diversi altri miei articoli il problema gravissimo di una malagiustizia che offende l'etica e la morale della Repubblica Italiana, in quanto ne perseguita i suoi cittadini, oggi voglio rivolgermi a questi stessi cittadini per parlare di un altro aspetto : quello del danno economico oggettivo cagionato dalla lentezza dei processi.
Cagionato, tanto per cambiare, da quella stessa magistratura che con la sua ignavia e pressapochismo nonchè sempre più elevata mancanza del senso stesso di giustizia sta conducendo la Nazione ad un aggravamento della sua situazione economica. Ciò perchè non solo la giustizia italiana ha, in generale, assunto tempi incompatibili con la durata della vita umana ma, peggio, quando si arriva a una sentenza di risarcimento quello stesso risarcimento arriva in tempi biblici. Che vengono ulteriormente sanzionati. Aggiungendo danno al danno e beffa alla beffa !
Il problema endemico della ragionevole durata dei processi nel nostro ordinamento ha dato luogo a ben 475 condanne nei confronti dell’Italia pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo con un’unica sentenza che ha riunito tutti i ricorsi: la decisione Gaglione e altri . A parte il dato rilevante costituito dall’elevato numero di condanne simultanee, la sentenza si segnala anche per il fatto che costituisce una condanna per irragionevole durata “al quadrato”: difatti i ricorrenti lamentavano l’eccessiva durata del procedimento che, in base alla c.d. legge Pinto, avrebbe dovuto fornire una riparazione all’eccessiva durata dei propri giudizi di merito!
In particolare, essi lamentavano un ritardo nel pagamento della riparazione che oscillava tra i 9 e i 49 mesi dal deposito in cancelleria delle decisioni fondate sulla legge Pinto. Inoltre, in quasi il 65% dei ricorsi il ritardo era uguale o superiore a diciannove mesi.La Corte ha ricordato che il diritto a un giudice, ai sensi dell’art. 6 § 1, include il diritto all’esecuzione di una sentenza definitiva e vincolante e che l'esecuzione deve essere considerata parte del "processo". Essa ha poi ribadito una precedente giurisprudenza per la quale, se è accettabile che le autorità abbiano bisogno di un certo periodo di tempo per effettuare un pagamento, tuttavia, trattandosi di un rimedio compensativo per riparare le conseguenze della eccessiva durata dei procedimenti, questo lasso di tempo non dovrebbe generalmente superare i sei mesi dal momento in cui la decisione di concedere il risarcimento diventa esecutiva. Inoltre, l'autorità statale non può addurre la mancanza di risorse per non onorare un debito fondato su una decisione giurisdizionale. La Corte ha rilevato che il periodo di sei mesi dal momento in cui le decisioni risarcitorie erano diventate vincolanti era stato quindi ampiamente superato, con conseguente violazione dell’art. 6 § 1 della Convenzione.Nella sentenza si sottolinea il carattere strutturale dell’inadempimento, rilevando come, al 7 dicembre 2010, pendano più di tremilanovecento ricorsi contro l’Italia per ritardo nella esecuzione delle decisioni di condanna ai sensi della legge Pinto. Questa situazione, secondo la Corte, rischia di paralizzare il suo stesso funzionamento e l’intero meccanismo di garanzia della Convenzione europea. Di qui l’appello al Governo italiano a modificare la legge Pinto per renderla più efficace e a prevedere stanziamenti di bilancio adeguati per il pagamento della indennità.Se si pensa che le somme pagate a titolo di indennizzo ai sensi della legge Pinto sono passate da 3.873.427 euro nel 2002 a più di 81.000.000 euro al 31 dicembre 2008, appare particolarmente urgente una riforma dell’ordinamento giudiziario che assicuri una ragionevole durata dei giudizi di merito non solo per tutelare il diritto alla tutela giurisdizionale, ma anche per evitare un aumento considerevole della spesa pubblica che potrebbe rischiare di creare una situazione di crisi.
Siamo arrivati al paradosso che, A CAUSA DI UNA MAGISTRATURA INEFFICIENTE ED IRRESPONSABILE, lo Stato stesso venga trascinato al limite della rovina economica.
Esattamente come accade al disgraziato cittadino onesto che abbia la sventura di avere a che fare con la giustizia Italiana !
L'altro paradosso è che chi non teme tale invereconda situazione sia il delinquente vero e abituale !
Marcello Sanna

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