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"Bisogna rivendicare, in nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti"

Karl Popper



Rivendico il diritto ad essere intollerante nei confronti dell'ideologia comunista, dell'islamismo assassino e illiberale, dei nemici di Israele e di quelli che per abbattere l'avversario, in assenza di sostegno popolare, utilizzano una magistratura da operetta che ormai ha perso ogni credibilità ed onorabilità producendo 4 milioni di vittime di errori giudiziari !

Marcello Sanna



sabato 19 febbraio 2011

ERRORI GIUDIZIARI 2 : QUESTA E' LA GIUSTIZIA ITALIANA
pubblicata da Marcello Sanna il giorno giovedì 13 gennaio 2011 alle ore 18.21
ORRORI GIUDIZIARI
Un giovane Di Pietro, allora sconosciuto, gli fece trascorrere ben undici giorni di carcere per un'accusa che si è rivelata, successivamente, alla prova delle aule di giustizia, infondata. Ora Enrico Caldiroli, 48 anni, titolare di una scuola guida, l'unico che probabilmente non accende la televisione per assistere agli esercizi di bravura del magistrato di Tangentopoli, chiede i danni.Sei anni fa Caldiroli fu tradotto nelle patrie galere nell'ambito di un'inchiesta su un vasto giro di patenti false.Antonio Di Pietro si era fatto la convinzione che lui c'entrasse. E invece Caldiroli ne è uscito bene: assolto perché il fatto non sussiste. Tanto bene che chiede cento milioni di lire, quale equa riparazione per la custodia cautelare subita.Mercoledì prossimo la Corte d'appello di Milano - sezione procedimenti speciali - deciderà in merito alla vicenda. Stabilirà se il magistrato più famoso d'Italia, sul finire del 1987, indagando su una partita di patenti false comprate e vendute nel nord d' Italia, si sia sbagliato o meno disponendo l'arresto e la carcerazione di Enrico Caldiroli. Un ricorso per ottenere una piena riabilitazione, per superare l'onta delle manette e di quattro mesi d'arresti domiciliari. In primo grado Enrico Caldiroli era stato condannato a un anno e sette mesi. In appello, però, l'imputato era stato completamente scagionato da ogni accusa. La Corte d'appello di Milano e pure la Cassazione hanno evidenziato inoltre come "non sussistevano i presupposti per infliggere al Caldiroli un così lungo periodo di carcerazione preventiva". Una sentenza che ha soddisfatto Caldiroli solo in parte. Per recuperare la credibilità, ha dovuto superare notevoli diffidenze vista la pubblicità negativa e i commenti maligni di molti suoi concittadini. Per questo, con i suoi legali, ha disposto l'istanza di riparazione per l'ingiusta detenzione. Un attacco a Di Pietro, magistrato accusato di aver "castigato" ingiustamente un cittadino la cui innocenza risulta certificata. La domanda di risarcimento è stata accolta. Così Enrico Caldirolisi troverà nuovamente davanti al giudice Di Pietro, ma non in qualità di imputato. Un faccia a faccia insolito, che chiamerà la Corte d'appello ad un delicato pronunciamento sui metodi di indagine usati in quell'antico caso dal giudice leader di Tangentopoli.(Fonte: la Repubblica, 8 gennaio 1994)
ORRORI GIUDIZIARI
Era il 23 dicembre 1985, a Cagliari nel corso di una rapina ad un supermarket, rimase ucciso il suo titolare, Giovanni Battista Pinna. Appena una settimana più tardi, venne condotto in carcere con l'accusa di omicidio uno studente 24enne, Aldo Scardella.Aldo viveva a pochi passi dal market e sulla strada che conduceva dal negozio all'abitazione, venne ritrovato iil passamontagna di uno dei rapinatori. "I banditi secondo le ricostruzioni scapparono proprio lungo il mandorleto che conduceva alla nostra abitazione, ma quella strada all'epoca aveva diversi sbocchi" come afferma il fratello Cristiano. Gli esami del guanto di paraffina così come la prova di annusamento sul passamontagna risultarono negativi, ma questo non bastò al tribunale della Libertà per invalidare il fermo di Aldo.In seguito, venne condotto al carcere di Oristano, dove fu tenuto in isolamento senza avere la possibilità di informare i propri familiari dell'ordinanza di custodia cautelare, né del luogo dove fosse costretto, tanto che anche il trasferimento nel carcere di Buoncammino a Cagliari rimase ignoto. Il primo incontro con i familiari risale al 10 aprile 1986 dopo quattro mesi dall'arresto, mentre non ci fu mai l'incontro con il suo difensore.Il 2 Luglio 1986 Aldo Scardella viene trovato impiccato nella sua cella, nel carcere Buoncammino di Cagliari.L'autopsia condotta sul corpo del detenuto riscontrò la presenza di metadone, nonostante le cartelle cliniche del carcere non prescrivessero per lui alcuna terapia, dato questo confermato in più occasioni dai familiari. Nel 1996 nuove indagini sull'omicidio per il quale era stato indagato Scardella, portarono alla condanna, nel2002, di Walter Camba e Adriano Peddio, dichiarando Aldo totalmente estraneo ai fatti. A vent'anni di distanza la famiglia Scardella, con varie istanze si è rivolta alla magistratura chiedendo di fare un po' di luce sulla vicenda del loro congiunto e soprattutto per restituire una giustizia degna di essere definita tale. La storia di Aldo rivive in uno spettacolo teatrale "Storia di Mala Justitia" scritta da Cristiano Scardella "perché fatti del genere non si ripetano più. Musica, poesia e recitazione son ben assortiti, e si sente Aldo che grida un po' di verità".(Fonte: www.rivistaonline.com, Sara Dellabella, 9 gennaio 2007)ORRORI GIUDIZIARI
Finisce in carcere per 50 giorni per uno scambio di identità. Un giardiniere di Empoli finisce in carcere per errore. Qualcuno ha rubato la suaidentità e poi ha copmpiuto una serie di reati in Germania. Un caso che ha dell'incredibile di Luciano Menconi di EMPOLI. Gli hanno rubato l’identità, un pezzo di vita e la serenità delle persone perbene. Luca Cesaretti fino a due mesi fa era un padre di famiglia come tanti: quarant’anni, unamoglie, tre figli, un lavoro da giardiniere, piccole e grandi preoccupazioni, piccole e grandi soddisfazioni. Poi il 9 luglio scorso tutto cambia improvvisamente.Alle 23,20 il campanello di casa suona, all’ingresso ci sono i carabinieri, entrano, gli fanno leggere un foglio, lui impallidisce, non capisce, legge e rilegge quelle righe, poi,come se quello che sta avvenendo fosse un incubo, riesce solo a salutare la moglie e si avvia verso la porta insieme ai militari in borghese.Meno di un’ora dopo viene rinchiuso in una cella di Sollicciano: secondo il mandato dicattura internazionale che i carabinieri hanno appena eseguito sarebbe il responsabile di una serie di furti commessi in giro per l’Europa. In particolare avrebbe compiuto un colpo al castello di Pullach in Germania l’11 agosto 2002, dove avrebbe sottratto dalla cassaforte scardinata a picconate orologi e preziosi per 50mila euro, poi un secondo colpo il 27 luglio 2003, in un appartamento di Villach in Austria, poi un altro ancora, tra il28 e 29 agosto 2006 a Monaco di Baviera, dove avrebbe svaligiato una villetta. A inchiodarlo le impronte digitali e le tracce di dna sui luoghi dei delitti. Ma Luca Cesaretti in Germania e in Austria non c’è mai stato, nei giorni in cui venivano commessi i furti stava lavorando tra Empoli e Fucecchio come dimostrano le fatture da lui consegnate ai clienti, non è pregiudicato e perciò nessuna banca dati può essere in possesso delle sue impronte digitali e tantomeno del suo dna. Allora perché secondo la polizia tedesca è lui il ladro che nei giornali - qui in Toscana e in Baviera - era stato subito ribattezzato come il giardiniere Arsenio Lupin? La risposta è tanto semplice quanto agghiacciante: per un clamoroso scambio di persona. Qualcuno - a tutt’oggi libero e senza nome - si è impossessato della sua identità, ne ha trascritto i dati anagrafici su documenti sapientemente contraffatti, moduli rubati in un qualche municipioo riprodotti chissà come, poi è andato in giro per l’Europa a commettere reati. Quando èstato fermato, nel 2003 in Austria, il ladro è stato schedato negli archivi della polizia di Vallach come Luca Cesaretti, residente a Empoli, professione giardiniere, al cui nome sono stati associati volto, impronte digitali e dna del malvivente.L’ultimo colpo, quello compiuto nel 2006, fa scattare la tagliola kafkiana che lo fa finire a Sollicciano. Gli inquirenti rilevano sul luogo del furto le impronte digitalie tracce del dna del ladro, le comparano con quelle contenute negli archivi della polizia, scoprono che corrispondono all’identità dell’autore del furto commesso anni prima in Austria e schedato come Luca Cesaretti.Da qui il mandato di arresto europeo che viene girato ai carabinieri di Firenze due mesi fa. Così il vero Cesaretti si ritrova in carcere con una condanna a 10 anni e 2 mesi di reclusione comminata dalla pretura di Rosenheim per furto aggravato e continuato.Ci sono voluti 50 giorni e la grinta dell’avvocato Antonio D’Orzi di Empoli per chiarire che in realtà si è trattato di un madornale errore giudiziario. D’Orzi ha raccolto tutta ladocumentazione che dimostra l’estraneità del suo assistito alle accuse: agende e fatture della sua impresa di giardinaggio relative ai giorni dei furti, amici e conoscenti (compreso un carabiniere) pronti a testimoniare che nelle date dei furti avevano avuto con lui incontrie colloqui, e soprattutto le impronte digitali e il volto che sono completamente diversi daquelli che negli archivi della polizia tedesca corrispondeno all’autore dei delitti.Così, mentre Cesaretti dopo 18 giorni di reclusione ottiene prima gli arresti domiciliari e poi una misura cautelare ancora più blanda, la direzione centrale della polizia criminale«Non so come ho fatto a sopravvivere a tutto questo - commenta adesso il quarantenneempolese - se ci sono riuscito è solo grazie alle persone che mi vogliono bene e che misono state vicine durante questo incubo interminabile. Quando i carabinieri hanno bussato alla mia porta ho pensato che fosse uno scherzo di cattivo gusto orchestrato chissà da chi e chissà perché. Quando mi hanno detto perché mi stavano per rinchiudere a Sollicciano mi è sembrato di svenire. In carcere sono stati giorni molto duri, non ho quasi mai dormito e ho perso otto chili. Questa esperienza mi ha tolto moltissimo: oltre aun bel po’ di lavoro mi ha preso un pezzo di anima e mi ha portato via la fiducia che avevo nella giustizia. Senza contare che ogni volta che vedo carabinieri o poliziotti ho come un sussulto di paura. Mi sono molto preoccupato per i miei figli, avevo il timore che i compagni di scuola li prendessero in giro o li guardassero con sospetto per causa mia.Sono pensieri pesanti che mi hanno accompagnato in tutte queste settimane. Ma ancora una volta, grazie all’appoggio prezioso di parenti e amici, oltre a quello di mia moglie che è stata fortissima, i miei figli hanno capito che il loro papà non aveva fatto nulla di male e che possono continuare ad essere orgogliosi di lui».(16 settembre 2009)
ORRORI GIUDIZIARI
Sono stato assolto per non aver commesso il fatto, ma la gente mi considera ancora colpevole”. E’ amareggiato Emanuele Zanoncini che si è fatto 4 mesi di carcere, perché accusato di avere rapinato un’anziana al cimitero di Barco il 23 agosto dello scorso anno. Il 6 febbraio Zanoncini ha affrontato il processo. Durante l’udienza, la vittima Norma Medici, ha escluso che il rapinatore fosse l’imputato Zanoncini, anche se in precedenza lo aveva riconosciuto dalle foto segnaletiche. E’ però proceduralmente corretto che la ricognizione personale, che ha avuto esito negativo, sia predominante su quella fotografica già eseguita, ma vigeva l’obbligo da parte dei carabinieri di riferire che la parte lesa aveva riconosciuto il reo attraverso l’ individuazione fotografica.A supporto della tesi innocentista, lo Zanoncini aveva dimostrato che il giorno della rapina aveva dei problemi ad una gamba che gli avevano provocato una marcata zoppia. La vittima dal canto suo non aveva mai parlato che il rapinatore zoppicasse.Alla fine i giudici hanno ritenuto Zanoncini innocente.“E’ davvero una beffa – spiega Emanuele – una volta tanto che sono innocente, non solo ho fatto quattro mesi di carcere per nulla, ma ora la gente mi guarda con diffidenza. Per questa brutta vicenda, ho perso il lavoro, la ragazza, ed anche lacompagnia di amici con i quali uscivo. Tutto questo non è giusto”.Zanoncini poi parla del suo passato e non nasconde i suoi errori. “Sì, ho sbagliato, ma ho pagato – afferma ancora Zanoncini –.Non vedo perché ora debbo pagare anche per cose che non ho commesso. Adesso spero che prendano il vero colpevole, almeno così questa storia sarà finita definitivamente”. Spiega il suo legale, l’avvocato Vainer Burani: “La ricognizione tecnica ha dimostrato l’estraneità ai fatti del mio cliente. Orachiederemo la riparazione per l’ingiusta detenzione che Zanoncini ha avuto”. Conclude Emanuele: “Per questa storia mio padre ha avuto pure un infarto, perché aveva capito che io non c’entravo affatto con quella rapina. Anche perché non avevo certobisogno dei soldi di quella donna. Grazie ai sacrifici di mia madre, non mi manca nulla”.ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com 20/02/2009
ORRORI GIUDIZIARI
Serena Grandi: "Vita e carriera distrutte -Innocente sei anni sulla graticola"Il suo compagno?«Sì, un brutto male se l’è portato via in due mesi. Ma non mi facciadire di più. Era un professionista, viveva ancora con la moglie anchese ci frequentavamo da dieci anni e lei sapeva».Si asciuga le lacrime: «Voglio girare un film. Comunque adesso misono fatta più furba, non sono più l’ingenua di sei anni fa. È chetalvolta mi prende la rabbia e la rabbia acceca: finisce che te laprendi con le persone sbagliate».Un fischio acutissimo interrompe la conversazione: «Luisita». Luisita,un pappagallo di 1 anno, risponde pronta: «Amore». Poi,incredibilmente, canticchia qualcosa che assomiglia alla melodia delFlauto magico. Poi fischia come una locomotiva inseguita dagli indiani e ripete: «Amore, Edo», fino ad impedire qualsiasi discorso. «È gelosa, ma mi vuole bene. Come la gente dei Parioli, il quartiere di Roma dove vivo. Quando sono uscita di casa, la prima volta dopo sei mesi, volevo scrutare la reazione degli abitanti. Sono scesa in piazza Euclide: mi abbracciavano e mi stringevano la mano.Questi signori, invece, mi hanno massacrato».

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