Un gene che ci aiuta nel programmare la chemioterapiapubblicata da Marcello Sanna il giorno mercoledì 26 gennaio 2011 alle ore 14.38
Il gene oncosoppressore p53 è il più studiato per il suo ruolo nella regolazione del ciclo cellulare ed è quello che cambia con più evidenza nel caso di tumori. L'Airc ha finanziato uno studio mirato sul p53 nei carcinomi della testa e del collo, dimostrando che non solo è direttamente coinvolto nella genesi tumorale, ma che permette anche di predire l'efficacia o meno della chemioterapia. «P53 - spiega Lisa Licitra, oncologa dell'Istituto nazionale dei tumori - fa da guardiano del genoma nei carcinomi spinocellulari, è una proteina che, studiata con sonde molecolari, permette di stabilire se la chemio potrà avere successo o meno in un paziente. La nostra ricerca ha dimostrato, infatti, che p53 rende efficace la cura solo quando è regolarmente funzionate; diversamente, quando il gene è mutato, la chemioterapia non si dimostra efficace».
La ricerca ha dimostrato che il 40% dei pazienti in cui p53 era non modificato risponde favorevolmente al trattamento e la malattia scompariva completamente, gli interventi necessari sono meno invasivi e più mirati alla preservazione degli organi e si riduce il fabbisogno di radiazioni. Una risposta così eclatante manca invece in quei tumori del cavo orale dove il gene p53 era modificato.
Questo consente di identificare dei biomarcatori utili nell'identificare quali pazienti affetti da tumore della bocca possano essere candidati alla chemioterapia e quali no. Personalizzando le terapie, solo quei pazienti che possono trarne davvero beneficio saranno sottoposti al trattamento, con un aumento della probabilità di guarigione.
La ricerca si sta focalizzando anche sui carcinomi spinocellulari dell'orofaringe, le cui principali cause sono il fumo, l'alcol, i traumatismi dentari e certi virus. L'incidenza dei tumori dell'orofaringe è infatti progressivamente aumentata nell'ultimo decennio e questo incremento è legato al ruolo emergente del papilloma virus umano HPV, in particolare del tipo 16. La vaccinazione, attualmente attiva in Italia e destinata alle dodicenni per la prevenzione delle neoplasie del collo dell'utero, potrebbe essere utile non solo per i tumori ginecologici, ma anche per ridurre l'incidenza dei tumori dell'orofaringe a carico delle prossime generazioni.
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Karl Popper
Rivendico il diritto ad essere intollerante nei confronti dell'ideologia comunista, dell'islamismo assassino e illiberale, dei nemici di Israele e di quelli che per abbattere l'avversario, in assenza di sostegno popolare, utilizzano una magistratura da operetta che ormai ha perso ogni credibilità ed onorabilità producendo 4 milioni di vittime di errori giudiziari !
Marcello Sanna
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